Non siamo soli nell’Universo?

Ritratto di Giuliano Francesco
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31/12/2016
Giordano Bruno (1548 – 1600), frate domenicano, vissuto nel periodo più oscurantista della storia italiana, nel “De l'infinito, universo e mondi” scriveva “Di maniera che non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi lampade luminose, le quali non sono più né meno in un cielo ed un loco ed un comprendente, che questo mondo, in cui siamo noi, è in un comprendente, luogo e cielo. Ma se infiniti sono i Mondi e le galassie, l’uomo non può essere il privilegiato del creato. Tantomeno lo è un unico popolo, appartenente alle molteplici e poliedriche razze umane.” Questo e altre sue convinzioni ritenute blasfeme dalla Chiesa cattolica, nel periodo del protestantesimo, lo portarono al rogo il 17 febbraio 1600.
Quindi, una grande intuizione rivoluzionaria assieme a quella eliocentrica copernicana, questa di Giordano Bruno, secondo cui esistevano “infiniti mondi” con la conseguenza dell’inesistenza di un centro in un universo infinito. Da ciò ne derivava che il mondo non fosse stato creato esclusivamente  per l’uomo che, in tal modo, perdeva il privilegio di essere stato il prediletto divino, che lui stesso si era assegnato. Veniva eliminata, così, la certezza secondo la quale soltanto sulla Terra si fosse sviluppata la vita. Era venuta a mancare una guida verso l’ignoto, poiché ignoto è un universo frammentato e senza confine.
Tutto questo, oggi, è provato dalle continue scoperte astronomiche che vengono effettuate tramite le sonde inviate nello spazio o i potentissimi telescopi.
Recentemente, nella costellazione del Cigno, infatti, è stato individuato  un pianeta simile alla Terra (tra i dodici pianeti individuati è il più vicino a noi), tramite il telescopio Keplero, che, secondo Jon Jenkins, ricercatore della NASA, “potrebbe aver ospitato vita sulla sua superficie, o potrebbe ospitarla ancora”. Il pianeta è stato chiamato, appunto, Kepler-452b, di cui il comunicato della NASA dice “Nonostante la sua massa e la composizione non sono ancora stati determinati, ricerche fatte in passato suggeriscono che i pianeti delle stesse dimensioni di Kepler-452b hanno una buona probabilità di essere rocciosi. Sebbene sia più grande della Terra, la sua orbita di 385 giorni è più lunga soltanto del 5% rispetto alla nostra. Inoltre Kepler è distante dalla sua stella il 5% in più rispetto alla distanza che separa la Terra dal Sole. È vecchio 6 miliardi di anni, 1,5 miliardi di anni di più del Sole, ha la stessa temperatura, il 20% più luminoso, il suo diametro è del 10% più largo.”
Allora, data questa leggera differenza di condizioni rispetto alla Terra, è possibile che sul pianeta Kepler-452b si sia  sviluppata una forma di vita simile alla nostra? È probabile!

Si potrebbe, a tal punto, enunciare un “quarto principio della termodinamica”, così come avevano ipotizzato i due biochimici Loewy e Sikevitz, nel 1963 a New York, nel loro saggio “Struttura e funzioni della cellula”: - Dati un largo margine di tempo, i costituenti atomici necessari, la giusta temperatura, e un apporto costante di energia libera, si produrrà necessariamente un 'bios' sempre più complesso che porterà in genere a una diminuzione del ritmo di degradazione di energia libera.-

È ciò che è avvenuto sulla Terra in circa 5 miliardi di anni!
E forse questa sarà la volta buona che  tale affermazione diventi un “principio della termodinamica” con la scoperta di questo nuovo pianeta che si trova a circa 1400 anni luce da noi. Praticamente irraggiungibile dall’uomo dato che la luce in un secondo percorre 300.000 km, perché, essendo un anno composto da circa 31.536.000 secondi, un anno-luce corrisponde a 9.460.800.000.000 km. Da semplici calcoli risulta anche che il pianeta Kepler-452b dista dalla Terra 132.451.200.000.000.000 km. Una distanza “infinita” dunque che lascerà quanto detto nell’ambito delle ipotesi in un futuro remoto?

Francesco Giuliano