“Dobbiamo parlare”, un film mozzafiato dai dialoghi serrati e pungenti

Ritratto di Giuliano Francesco
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22/11/2015
Titolo: Dobbiamo parlare
Regia: Sergio Rubini
Soggetto: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Diego De Silva
Sceneggiatura: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Diego De Silva
Musica: Michele Fazio
Produzione Paese: Italia, 2015
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone, Sergio Rubini, […]
 
“Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini è il titolo originale di un bel film, che dal soggetto e dalla sceneggiatura sembra l’adattamento cinematografico di una piece teatrale. Esso tratta dell’incontro-scontro di due coppie di amici, una di destra costituita da Alfredo (Fabrizio Bentivoglio) e Costanza (Maria Pia Calzone), e una di sinistra costituita da Vanni (Sergio Rubini) e Linda (Isabella Ragonese); e questo fa pensare a quell’altro recentissimo film brillante “Il nome del figlio” (1995) di Francesca Archibugi. Un incontro-scontro fatto di parole in cui si affrontano i temi dell’amore, dell’amicizia, del matrimonio, della convivenza, dei tradimenti in senso lato e quant’altro. Alfredo è un affermato chirurgo mentre Costanza è una dermatologa; ambedue appartengono alla borghesia e sono sposati. Vanni, invece, è un intellettuale scrittore che si avvale della collaborazione di Linda, una giovane trentenne che cerca di emergere, con la quale convive in un attico al centro di Roma. La visione del film, l’intensità dei dialoghi senza soluzione di continuità, l’aggressività verbale irruente e prepotente riconduce alla mente la famosa canzone del compianto Giorgio Gaber “Destra – sinistra” che recita “Ma cos'é la destra cos'é la sinistra” dove “Le parole, definiscono il mondo, se non ci fossero le parole, non avremmo la possibilità di parlare, di niente. Ma il mondo gira, e le parole stanno ferme, le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso, e tutti noi continuiamo ad usarle, senza accorgerci di parlare, di niente”. La causa dello scontro “pluri-verbale” che coinvolge tutti e quattro è dovuta a Costanza, amichevolmente chiamata Costi, che irrompe nell’appartamento di Vanni per sfogarsi avendo scoperto che il marito Alfredo la tradisce. Da questo momento c’è un susseguirsi di colpi di scena, a volte esilaranti a volte tristi, che fanno di questo film una commedia dai connotati sui generis e che fanno emergere la differenza pasoliniana tra “moralista” e “uomo morale”, secondo la quale il “moralista” è quello che dice sempre di no agli altri, mentre “l’uomo morale” dice di no solo a se stesso. Dagli sfrenati dialoghi emergono  i caratteri diversi dei quattro personaggi.
Costanza, che appartiene a quella categoria di donne moraliste che continuamente “di ogni pelo ne fanno una trave”, è una donna verbalmente aggressiva, egoista, per niente sensibile, che si dà sempre ragione ed è anche una ficcanaso che mostra pragmatismo perché riesce a farsi valere quando la situazione sembra sfuggirle di mano.
Linda, invece, è una giovane dolce, sensibile, che riesce a mettersi nei panni degli altri, soprattutto se amici, ascoltando i loro problemi e cercando di dare il proprio consiglio disinteressato. Tuttavia dimostra la parte recondita del suo carattere  che emerge con decisa risolutezza quando gli altri cercano di sopraffarla, reagendo in modo da salvaguardare la propria personalità.
Alfredo, pur essendo nella sua professione molto bravo, è una persona rozza, sbruffone, vanitosa, triviale, molto legata al “dio denaro”, a tratti anche simpatica. Si adira facilmente ma è capace di smorzare con la battuta scherzosa le situazioni drammatiche.
Infine, Vanni, scrittore dalla battuta ironica sempre pronta,è una persona buona e diplomatica dal carattere calmo e tranquillo e mostra una vena di insicurezza.
Quattro personaggi, dunque, che evidenziano con i loro variopinti caratteri le varie sfaccettature dello spaccato sociale italico, di cui Linda rappresenta la parte giovanile, quella della linfa vitale che dovrebbe dare impulso al rinnovamento di una società fatta di vecchi stereotipati, egocentrici, pieni di pregiudizi e moralisti, da cui anche gli intellettuali a volte vengono fagocitati.
Francesco Giuliano