Ricomincio da tre, la versione restaurata nei cinema il 23 e il 24 Novembre

Ritratto di Giuliano Francesco
Scadenza visibilità su home page: 
20/11/2015
Titolo: Ricomincio da tre
Regia: Massimo Troisi
Soggetto: Massimo Troisi
Sceneggiatura: Massimo Troisi, Anna Pavignano
Musiche: Pino Daniele
Paese Produzione: Italia, 1981
Cast: Massimo Troisi, Fiorenza Marchegiani, Lello Arena, Lino Troisi, Deddi Savagnone, Renato Scarpa, Marta Bifano, Marco Messeri, Marina Pagano, […]
 
La versione restaurata dalla Cineteca Nazionale del celeberrimo film “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi, in 200 copie, riproposta nei cinema il 23 e il 24 novembre, è stata presentata alla Conferenza stampa di ieri al Cinema Barberini di Roma, alla presenza dell’attore Lello Arena, che interpretò la parte di Lello, e di Fulvio Luciano, produttore. Il film, opera prima di Massimo Troisi, che ne fu pure l’attore protagonista (Gaetano), a detta di Lucisano costò 450 milioni di lire e ne incassò quasi 14 miliardi, diventando così il titolo di maggiore successo nella stagione cinematografica 1980/81, superando film di alto prestigio come “Il bisbetico domato”, “Fantozzi contro tutti” e “L’impero colpisce ancora”. A Roma fu proiettato al cinema Gioiello per due anni e mezzo senza soluzione di continuità. Tant’è che nel 1981“Ricomincio da tre” fu il film che ottenne i maggiori riconoscimenti: due David di Donatello (migliore film e migliore attore protagonista), quattro Nastri d’argento (migliore attore protagonista e migliore regista emergente, migliore produttore, migliore soggetto; e due Grolle d’oro per gli attori emergenti Massimo Troisi e Fiorenza Marchegiani.  
“Ricomincio da tre” per l’epoca in cui venne prodotto fu un film coraggioso per la sua originalità interpretativa, per la sua grandissima libertà espressiva, per i colloqui surreali con le attrici, per le qualità intrinseche legate a spinte emotive, per i dialoghi in napoletano comprensibilissimi sia perché ripetuti due volte sia perché associati ad una mimica chiara e magistrale, e per i temi affrontati riguardo all’ignoranza, linfa vitale di una Chiesa retrograda, ai pregiudizi, all’amicizia vera, all’importante ruolo della famiglia nell’educazione dei figli che ne può compromettere la facoltà di autonomia e, quindi, al distacco salutare da essa. Una giusta distanza, per capirci. Temi trattati in modo molto profondamente naturale e genuino, in modo singolare e “strambo”.
Dice Lucisano, riguardo ai dialoghi che riteneva difficili da capire da Roma in su, “che, per risolvere questo possibile problema, Troisi ha trovato una soluzione perfetta: ripetere le battute. In questo modo, se non le capivi la prima volta, le capivi la seconda, come nella famosa scena del vaso. Ma, a differenza di quanto si potrebbe pensare, le battute non erano improvvisate sul set, ma era già scritto all’interno di una sceneggiatura di ferro. Nonostante la bontà di questo materiale di partenza, in cui credevo molto, abbiamo dovuto combattere contro uno scetticismo generale. Sia a Torino che a Milano, c’era la paura che il pubblico del nord non lo capisse e che il film non incassasse nulla. Per questo ho garantito ad alcune sale il loro incasso normale per un periodo di cinque settimane, in modo che, in qualsiasi caso, avrei coperto io i mancati guadagni. Ma non è stato necessario …”. Rivedere questo film dopo 34 anni, al cinema, è un’occasione da non perdere per capire che per i temi trattati è un film ancora attualissimo, per cogliere tutto quello che è stato perso dalla memoria di chi lo ha visto o non si è compreso, ma è anche un motivo per capire che i film di oggi hanno tutti lo stesso stampo perché nessuno dei cineasti ha il coraggio di andare controcorrente e di fare un azzardo.
Da cosa è nato il titolo del film si coglie da una delle prime battute: “Chello ch’è stato, basta, ricomincio da tre”. “Da zero”. “Eh?”. “Da zero, ricomincio da zero!”. “Nossignore, ricomncio da … Coè tre cose me so’ riuscite int’ ‘a vita, pecché aggià perde’ pure chelle? Agga ricomincia’ da zero? Da tre!” Mentre rimane nella mente di tutte quella finale, encomiabile e sempiterna da fare schiattare dalle risate: “Massimiliano viene scostumato. Cioè, lo so, è proprio ‘o nomme che è scostumato. Pecché massimilaino, ‘o sento sempre, per esempio, ‘stu guaglione sta vicino ‘a mamma, se move peghi’ a qualche parte? ‘A mamma prima ca ‘o chiamma ‘Maaaaa-sssssssi-miiii-liaaaaa-nooooo!’’o guaglione già chissà addo’ sta, che sta facenno! Non ubbidisce, percché è troppo lungo! Invece Ugo, chillo come sta vicino ‘a mamma e se sta pe’ movere ‘Ugo!’. ‘O guaglione nun ave nemmeno ‘o tiempo ‘e fa’ nu passo. Al massimo, proprio, ecco, volendo, ‘o putessemo chiammà Ciro. E’ cchiu lungo, ma aproprio pe’ nun ‘o fa venì troppo represso. Però Ciro tiene ‘o timepo ‘e piglia’ ‘nu poco d’aria”.
 
Filmografia
Scusate il ritardo (1983), Non ci resta che piangere (1984” assieme a Roberto Benigni, Le vie del Signore sono finite (1987), Pensavo che fosse amore invece era un calesse (1991), Il postino (1994) collaborato da Michael Radford.
Francesco Giuliano