Mai triller come “Il fuoco della vendetta – Out of the furnace” di Scott Cooper fu così profondamente emozionante. Nelle sale dal 27 agosto

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: Il fuoco della vendetta - Out of the furnace
Regia: Scott Cooper
Sceneggiatura: Brad Ingelsby e Scott Cooper
Paese di produzione: USA 2014
Produttori: Ridley Scott, Leonardo Di Caprio
Giudizio: ****
Cast:  Cristian Bale, Woody Harrelson, Casey Affleck, Willem Dafoe, Sam Shepard, Zoe Saldana, Forest Whitaker, […]
 
Il regista Scott Cooper, scrittore, produttore e anche attore, dopo “Crazy Heart”, film  premiato con due premi Oscar 2013, ha realizzato quest’altro capolavoro “Il fuoco della vendetta – Out of the Furnace”, un emozionante triller mozzafiato. Cooper, in questo film, avvalendosi di una schiera di attori di primo piano - tra cui  il premio Oscar Christian Bale (Russel Baze) che abbiamo visto recentemente come protagonista del film di successo “America Hustle” (2013), Woody Harrelson (Harlan DeGroat), attore poliedrico caratterizzato da un carisma sorprendente, Casey Affleck (Rodney Baze Jr.), attore dotato di grande estro,  Forest Whitaker (Wesley Barnes), premio Oscar per le sue versatili capacità interpretative, Willem Dafoe (John Petty) che, con una grande variabilità di ruoli, ha interpretato oltre ottanta film molti dei quali di successo, Sam Shepard (Gerald “Red” Baze), bravissimo attore ma anche scrittore che ha vinto con il dramma “Burield Child” il premio Pulitzer 1979 e, infine, Zoe Saldana (Lena Taylor), unica interprete femminile, bella e brava attrice divenuta famosa per il film “Avatar” (2010) -, costruisce dei personaggi ben curati nei dettagli e nei minimi particolari che risaltano anche dai frequenti primi piani.
Nel film, caratterizzato da una particolare violenza sia fisica che psichica, figlia di una società in via di disgregazione, si contrappongo due mondi. Il mondo di Russel Baze, uomo di salda integrità morale, che di giorno fa l’operaio siderurgico e di notte accudisce il padre molto malato, che crede nel lavoro, nella famiglia, nell’amicizia, nell’onore, nella lealtà, e che si prende cura del fratello più piccolo Rodney. Questi, reduce dalla guerra in Iraq da cui è ritornato sconvolto e disorientato, cerca di riadattarsi alla vita sociale ma in assenza di prospettive di lavoro non ci riesce. E il mondo di Harlan DeGroat, individuo che non conserva nel suo animo alcunché di positivo e basa la sua esistenza sul denaro, sulla violenza e sulla malvagità; direi un mostro classico dotato di cattiveria infinita, senza scrupoli e senza anima, sorto dal disfacimento del sogno americano, che è il frutto della crisi economica dovuta al crollo della produzione industriale. Tant’è che il film, non a caso, è ambientato nella città di Braddock, in Pennsylvania, un empireo industriale improvvisamente divenuto inferno per i lavoratori su cui incombe, come una spada di Damocle, il licenziamento e in cui la violenza trova terreno fertile insinuandosi subdolamente come un ectoplasma. Nel film il regista Scott Cooper, consapevole che la vita è un agguato continuo e l’angoscia è la condizione permanente dell’uomo, descrive magistralmente la contrapposizione di due mondi, quello del bene e quello del male, quello dei veri valori umani e quello della negazione di tali valori. Quest’ultimo è caratterizzato da una violenza fine a se stessa così notevole da scuotere l’animo dello spettatore sin dalle prime immagini che appaiono sconvolgenti e incredibili a dirsi. Tali immagini, che rappresentano, a ragione, l’incipit del film, fanno sobbalzare lo spettatore che rimane con il fiato sospeso, scena dopo scena, fino alla fine del film. Inevitabilmente. Il bene prevarrà sul male? Forse! Ma il male fatto rimane per sempre in modo indelebile nell’animo di chi lo ha subito. La cattiveria è un grande reato, che va punito. E ad infliggere questa punizione, bastano le forze dell’ordine, che spesso risultano inefficaci, o sono necessari uomini di salda integrità morale, uomini comuni che con le loro comuni azioni quotidiane agiscono da eroi, uomini che credono nell’amore, nell’amicizia, nella fratellanza, nel rispetto degli altri? L’essenza del film è un viaggio emotivo di chi, come Russel Baze, personaggio empatico,vuole difendere il proprio modo di essere e della sua famiglia e dei suoi valori da chi, come Harlan DeGroat, personaggio luciferino, vuole invece annientarli. Scott Cooper crea un film interessante e accessibile a tutti, dal forte impatto emotivo, dove affronta metaforicamente il tema delle dinamiche sia familiari che sociali, le quali coinvolgono e sconvolgono la psiche di ogni essere, e con il quale trasmette fiducia nel prossimo e speranza. Un bel film non c’è che dire, nelle sale a partire dal 27 agosto.
Francesco Giuliano