L'educazione dogmatica blocca la creatività dell'individuo

Ritratto di Giuliano Francesco
Nel nostro tempo, in cui la Scienza, figlia del pensiero dialettico, sta facendo passi da gigante,  – è recentissima la notizia scientifica, infatti, sulla produzione per la prima volta di un fascio di atomi di antidrogeno al CERN di Ginevra, scoperta che apre le porte alla risoluzione dell’annoso problema della “prevalenza della materia rispetto al’antimateria del cosmo” – penso che uno dei mali peggiori sia il dogmatismo, ovvero l’educazione di stampo catechetico o meglio dogmatico che insegna ad obbedire, a eseguire ciò che ci viene “comandato” e ci impedisce di pensare in modo autonomo e creativo. Il dogmatismo porta l’individuo, di fatto, ad acquisire sin dalla tenera età insegnamenti e precetti che gli vengono “imposti” come verità assolute, indiscutibili, inoppugnabili. Questo, di conseguenza, lo condiziona e gli chiude la mente rispetto all’indagine di nuove frontiere, a causa della categorizzazione del lavoro che viene relegato in determinato settore, dove l’individuo è costretto a “ripetere”, anche se apparentemente diversificato, per tutta la sua vita ciò che gli è stato insegnato. Oggi stiamo vivendo una delle peggiori crisi economiche che, secondo alcuni studiosi, ha prodotto e sta ancora producendo nel mondo occidentale danni peggiori di quelli generati dalla seconda guerra mondiale: perdita del posto di lavoro con il conseguente aumento della disoccupazione, suicidi, incremento della povertà, incapacità di adattarsi ad nuova situazione, impossibilità di tentare di inventarsi nuovi orizzonti, insufficienza di nuove prospettive, ma soprattutto precarietà non solo di chi giovane deve trovare la prima occupazione ma anche di chi, già adulto, lavorando perde il lavoro per sempre (!).
A scuola si insegna fondamentalmente e soltanto che 2 + 2 è sempre uguale a 4 nell’insieme dei numeri naturali {0,1,2,3, 4, 5, ……… , n}, ma non si insegna che il risultato potrebbe essere diverso se si operasse in un altro sistema come ad esempio in {0,1,2,3} dove 2 + 2 = 0. Da ciò deriva, dunque, che il risultato di un’operazione non è scontato ma dipende dal contesto in cui si sta agendo. Questo significa che l’insegnamento basato su un procedimento assiomatico, cioè costruito su determinati postulati convenzionali ma variabili, creerebbe nell’individuo degli strumenti mentali più ampi che lo porterebbero ad essere creativo e a sfondare la “gabbia” in cui il dogmatismo lo vincola mentalmente per sempre. Se nel passato, non ci fossero stati, ad esempio, matematici dotati di questi strumenti mentali non avremmo l’informatica, basata sull’algebra di Boole (britannico, 1815 – 1864)  e che utilizza l’insieme {0,1}, né avremmo la meccanica quantistica (che studia l’infinitamente piccolo), introdotta da Max Planck (tedesco, 1858 – 1947) nè la teoria della relatività di Einstein (che studia l’infinitamente grande), il cui studio è stato possibile cambiando il quinto postulato su cui si fonda la geometria piana o euclidea (per intenderci quella che si studia a scuola). Il quinto postulato di Euclide è quello del parallelismo di due rette: “data una retta e un punto esterno ad essa esiste un'unica retta parallela passante per detto punto”.
Modificando tale postulato sono sorte due geometrie non euclidee, quella ellittica o geometria di B. Riemann (tedesco,1826 –1866) e quella iperbolica o geometria di N. I. Lobachevskij (russo, 1792 -1856). A tutto questo si aggiunga l’approccio metodologico “costruttivista” che “considera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) dal soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della nostra conoscenza, sarebbe dunque creata dal nostro continuo ‘fare esperienza’ di essa”.
Francesco Giuliano