La voce del silenzio si fa violenza nel film "Il Sud è niente" di Fabio Mollo

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: Il Sud è niente
Regia: Fabio Mollo
Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto
Produzione: Italia/Francia 2013
Cast: Miriam Karlkvist, Vinico Marchioni, Valentina Lodovini, Andrea Bellisario, Alessandra Costanzo, Giorgio Musumeci, […]
 
L’immobilismo, il dire e il non dire, il vestito di rabbia di cui non ci si può spogliare, l’incapacità di resistere ad un mostro invisibile, il parlare con sguardi colmi di cinismo, le metafore feroci e ricche di significato aggressivo, l’annientamento della personalità, la sfiducia insita nei comportamenti (“… il sud è niente e niente succede … non siamo niente …”), la voce del silenzio che si fa violenza, la violenza che veste ogni cosa e che si coglie nel saluto e nei gesti, nei regali, nei convenevoli, nelle azioni “amichevoli”, il rapporto ambiguo tra mafia e Chiesa, l’assenza di ribellione ai violenti, la speranza di un riscatto che non verrà mai, la voglia di lasciare tutto, la rinuncia dei vecchi di riscattarsi assieme alla voglia di restare dei giovani che vogliono lottare per una società migliore, tutto questo e altro emerge in questo lungometraggio, opera prima del regista calabrese Fabio Mollo, un racconto di “realismo magico”.
Dice il regista “Il Sud è niente è la storia di un Sud che è più emozionale che geografico”, dove Grazia (Miriam Karkvist) ricerca disperatamente il fratello, la cui scomparsa è immersa nel silenzio del padre Cristiano (Vinicio Marchioni) e della nonna (Alessandra Costanzo) che, durante una visita al figlio e alla nipote, prepara come dolci “gli ossi dei morti”, manifestando metaforicamente che qualunque cosa si tenti di fare al Sud risulta inefficace e inutile.
La ricerca continua del fratello, materiale ma anche sentimentale, incomincia nel mare e termina col mare dello Stretto di Messina, dove come in un grembo materno Grazia si ribella, riceve la linfa vitale di “ritrovare se stessa e scoprire la sua identità” e  di lottare “per  riprendere possesso del proprio futuro e riportare speranza là dove prima non c’era altro che silenzio”. E questa ribellione  richiama alla mente “I cento passi” (2000), il film di Marco Tullio Giordana, dove la frase prepotentemente pronunciata da Peppino (Luigi Lo Cascio) introduce chiaramente l’ambiente familiare e ambientale in cui nascono e vivono i giovani del Sud “Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! …  Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”
Nel film, che è condotto magistralmente da Fabio Mollo, si coglie anche un cenno sul rapporto ambiguo tra mafia e Chiesa, messo in risalto dalla eterogenea partecipazione alla processione del santo patrono del paese, rapporto che recentemente è descritto pure da Nicola Gritteri e Antonio Nicaso nel saggio “Acqua Santissima”.
Bravissima è risultata nel suo primo impegno cinematografico la ventunenne italo-svedese Miriam Kalrkvist. Eccellente la partecipazione di Vinicio Marchioni.
La sceneggiatura del film ha partecipato alle selezioni del Festival de Cannes- Cinefondation 2011, al Berlinale Talent Project Market 2011, al Festival di Torino – Torino Film Lab 2010 e al Festival di Roma – NCN 2010.
Il film uscirà nelle sale il 28 novembre 2013.
Francesco Giuliano