La Matralia, il rito arcaico dedicato alla dea Mater Matuta, a Borgo Le Ferriere di Latina

Ritratto di Giuliano Francesco
La festa della Matralia era dedicata nell'antica Roma alla dea italica Mater Matuta, di cui a Satricum c’era il tempio originario, i cui resti ancora si potranno visitare presso Borgo Le Ferriere di Latina.
Mater Matuta era per gli antichi Romani e, prima di loro, per i Latini, la dea dell'alba e del mattino, e rappresentava un aspetto della “Bona Dea”, la Grande Madre, tant’è che "Matuta" aveva il significato di "bontà".
 
Il rito anticamente era celebrato l’11 giugno e, quest’anno, la ONLUS “ECOMUSEO dell’AGRO PONTINO NUOVA MATER MATUTA” in occasione dell’apertura della Mostra archeologia di Satricum, sabato 14 giugno, dalle 11.30 alle 13.30, giornata non lavorativa per buona parte delle persone, ha organizzato la rievocazione storica della Matralia a Borgo Le Ferriere (la data dell’11 giugno è stata riservata all’inaugurazione della citata Mostra dell’annesso Museo di Borgo Le Ferriere, che, come è già stato comunicato, si terrà alle 16.30).
 
Plutarco in Questiones romanae scrive che la Matralia fu istituita dal dittatore Marco Furio Camillo, Pater Patriae, considerato, dopo Publio Valerio, il secondo fondatore di Roma.
La cerimonia in sé era molto semplice e di evidente origine arcaica, ed era rigidamente riservata e ristretta alle donne libere, sposate una sola volta, e questo probabilmente spiega l'usanza, narrata da Plutarco, di condurre una schiava nel tempio durante la cerimonia per poi percuoterla e cacciarla fuori. Avveniva anche l'offerta di una torta di farina di farro cotta sul testum - una piastra tonda  di terracotta o anche di pietra che si riscaldava con il fuoco (la “torta al testo” ancora oggi è usata in Umbria) -, che veniva poggiata dalle matrone sull’altare della dea. Inoltre, sempre  secondo Plutarco, le matrone, durante la processione verso il tempio di Mater Matuta, portavano in braccio i figli dei fratelli e delle sorelle.  In tal modo, assicuravano ai nipoti tutela e affetto nel caso di dipartita dei loro genitori.
Per onorare questa ricorrenza, ho scritto questa poesia dedicata a “Mater Matuta”,
“Mater Matuta,
 luminosa dea
che dai vita ad ogni nuovo giorno
con la luce che effondi
il mio primo pensiero mattutino
a te rivolgo.
Nel rimirare l’amabile tuo viso
da cui dilaga benevolenza
nel mio cuore affiora
un grande desiderio di possederti
le mie membra esauste al solo sentirti
si sciolgono
il cuore nel petto
fortemente sobbalza
e quando la tua luce scompare
nell’attesa che ricompaia
immersa in una cascata di rose rosse
ti sogno
mentre un petalo il viso ti sfiora
un altro petalo sul tuo crine s’adagia
un altro ancora fragranza ti dona
mentre parole d’amore
che regali al mondo intero intoni.”
Francesco Giuliano