Il sogno di Peppino Impastato scuote ancora l'indifferenza

Ritratto di Giuliano Francesco
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31/12/2016
"Aut. Il sogno di Peppino. Attualizzare Impastato"  Questo è il titolo di uno spettacolo eccezionale, straordinario, ben costruito, interessante per il tema trattato da “far accapponare la pelle”, che ieri sera è stato presentato al circolo Hemingway di Latina dal suo autore Giulio Bufo, anche interprete indiscusso della figura di Peppino Impastato, il giovane siciliano che si è sacrificato (fu assassinato il 9 maggio 1978 per una strana coincidenza con il giorno dell’uccisione di Aldo Moro) per aver creduto in un sogno, quello di combattere la mafia e sconfiggerla con l’arma delle parole e della forza dell’onestà intellettuale.
Lo spettacolo inizia sentendo dei passi pesanti che si avvicinano al palco e che richiamano alla mente dello spettatore “I cento passi” (2000), il famoso film di Marco Tullio Giordana, dove la frase prepotentemente pronunciata da Peppino (Luigi Lo Cascio) introduce chiaramente l’ambiente familiare e ambientale in cui è nato e vissuto  il giovane “Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” . Quell’ambiente, la Sicilia, regione ricca di odori, sapori e colori, tra i quali il rosso, colore del sangue e della passione e dell’amore e della fierezza, colore diffusissimo che predomina su tutti gli altri in quanto si presenta in vario modo. È il colore dell’arancia frutto succoso e prelibato, è il colore del fuoco dell’Etna che sfavilla dalla sua bocca e che scorre lentamente esprimendo la passione insita nel carattere del suo popolo, e poi è anche il colore della mafia, quel colore rosso di fiumi di sangue che scorrono nella coscienza di chi non fa niente per evitarli, sin dai tempi della strage della Portella della ginestra, a Piana degli Albanesi, avvenuta durante la festa del lavoro il primo maggio del 1947 nella nascente Repubblica italiana.
I passi con cui l’attore si approssima sulla scena sono accompagnati dalla canzone (di Ombretta Colli)  “Facciamo finta che … tutto va ben/ tutto va ben/facciamo finta che tutto va ben  ...” che fa risaltare l’indifferenza della gente comune verso il problema mafioso in cui è immersa e che respira ogni giorno, e da cui emerge il pensiero unico “… che il povero sia in fondo un gran signore/ che il servo stia assai meglio del padrone/ che le persone anziane stian benone/ che i giovani abbian sempre... un'occasione …”.
 L’autore/attore manifesta, in questo spettacolo una bravura eccezionale avendo saputo mettere in evidenza l'energia, la voglia di costruire, la fantasia, il dolore e il coraggio, in definitiva la voce di Peppino che  ha disobbedito con i suoi modi di essere e di pensare al potere costituito, sia partitico sia religioso, colluso e che ha osato credere in un ideale fortemente insito nella coscienza umana che è quello di combattere lo strapotere, l’arroganza, la violenza, e sfidare un mondo squallido, disumano, privo di valori, la “mafiopoli” che si nutre di chi trae la linfa vitale (benefici, favori, proventi, raccomandazioni, ecc.) da essa medesima, con l'illusione di cambiarlo. Giulio Bufo fa emergere, durante lo spettacolo, il crudele conflitto di Peppino con il padre, mafioso pure lui, evidenziando come la mafia entrando subdolamente dentro l’anima di un individuo la possa trasformare, stravolgere, facendole assumere una maschera di vergogna, di disonestà e di meschinità indelebile. Al tempo stesso, fa risaltare il senso di disonore che Peppino vive e soffre e che cerca di lottare con tutte le sue forze sino alla morte. Uno spettacolo che ogni cittadino italiano dovrebbe vedere sia per non dimenticare la storia recente sia per valutare attentamente tutto ciò che avviene quotidianamente a livello politico ed economico sotto i suoi occhi.
 
<<Dopo l'esordio di questo spettacolo "Aut (n.d.r. la radio di peppino). Il Sogno di Peppino. Attualizzare Impastato", nel dicembre 2011, alla presenza di Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, dopo essere stato rappresentato il 10 maggio 2013 a Cinisi, all'interno dei Casa Badalamenti/Casa 9 Maggio, avendo come pubblico i compagni storici di Peppino come Salvo Vitale e Faro Di Maggio, dopo essere stato rappresentato in diverse situazioni da centri sociali occupati a scuole e di fronte ai parenti delle vittime di mafia pugliesi, per "Aut" con il tour "Peppino In Movimento" giunge il momento di andare verso il Nord Italia, coprendo tappe fondamentali di un percorso di teatro e militanza scopo primo dell'autore Giulio Bufo.
"Aut-Il sogno di Peppino" è uno spettacolo che riscopre il Peppino Impastato rivoluzionario. Cogliendo il collegamento della mafia con il sistema capitalistico, riscopre lo spirito politico della vita militante di Peppino, rendendo lo spettacolo stesso intrinsecamente militante. "Quella vita, fatta di ribellione, di denuncia, di lotta e di coraggio ritorna sulla scena quasi in punta di piedi, in disordine, con la freschezza di un giovane sognatore la cui vita sarà causa della sua morte.
L'attore in scena canta con l'accompagnamento del flauto di Federico Ancona: "Facciamo finta che tutto va bene!". Perché troppo spesso è questo l'atteggiamento di molti di fronte ai delitti e alle nefandezze della mafia e del sistema politico corrotto.
Ed è questo ciò che Peppino ha combattuto per tutta la sua vita e Giulio Bufo, attraverso l'arte della parola, la gestualità e la sua singolare capacità vocale, cerca di fare lo stesso in teatro oggi. Lo spettacolo ha la capacità di sollecitare domande, riflessioni, e di portare una maggiore consapevolezza negli occhi degli spettatori.
Il grido del personaggio è rivolto alle coscienze, su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l'assunzione di una speranza che possa dare corpo ad un'utopia per le nuove generazioni." (da Teatro.org). Le lotte sociali di Peppino, la sua partecipazione a fianco delle occupazioni dei contadini contro la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Punta Raisi, richiamano le lotte dei No Tav e quelle del No Mous. 
Lo spettacolo, allora, trae il proprio significato politico dalla riflessione di Impastato, attualizzandola alle lotte del presente ed avvicinandolo alla gente che continua a portare avanti certe battaglie. Quelle per i diritti di cittadinanza, della libera circolazione, per la tutela del territorio, per la creazione di spazi sociali occupati e liberati dal mercato, per il diritto ad un esistenza dignitosa, per le lotte dei beni comuni e della collettivizzazione di essi.>>
Francesco Giuliano