Il rame è diventato un metallo nobile?

Ritratto di Giuliano Francesco
Il rame è il metallo più antico conosciuto dall’uomo. Infatti, alcuni reperti archeologici trovati in Iraq hanno una datazione di circa 12 mila anni.
Il rame ha un peso atomico pari a 63,54 u.m.a. (unità di massa atomica), una densità di 8,92 g/cm³, una punto di fusione pari a 1085 °C più basso di quello del ferro e, pur essendo un metallo, ha una bassa durezza che permette una lavorabilità più semplice. Il suo simbolo chimico è Cu dal latino cuprum, che era il nome dell’isola di Cipro da cui i Romani ne estraevano grandi quantità.
Il rame in natura si trova combinato sotto forma di minerali (raramente allo stato nativo, cioè allo stato elementare), da cui viene ottenuto, attraverso vari processi meccanici, fisici e chimici, allo stato elementare impuro e, poi, purificato per via elettrolitica fino ad ottenerne un’elevata purezza pari al 99,96 %, che lo rende tra tutti i metalli uno dei migliori se non il migliore conduttore elettrico e termico. Inoltre, nelle condizioni climatiche normali questo metallo non subisce la corrosione così come, invece, la subisce il ferro; tutt’al più si ricopre di una patina di ossido che lo passiva, ovvero che lo rende inossidabile. Il rame raffinato, ovviamente, ha un costo elevato che deriva anche dalla grande quantità di energia usata in tutte le varie fasi che vanno dall’estrazione fino alla raffinazione elettrolitica. I rottami di rame (il cosiddetto rame da riciclo), invece, presentano un costo di gran lunga inferiore in quanto non  richiedono neppure il processo di raffinazione perché già sono costituiti da rame puro.
L’Italia è uno dei principali paesi che utilizza il rame, grazie alla sua bassa durezza e alla facilità  di lavorazione, per cavi e fili elettrici, per tubature, in edilizia, in campo artistico, come scambiatore di calore, per oggetti d’arredamento, per utensili vari per la cucina, e così via. Viene usato anche in aggiunta all’acciaio per migliorare la resistenza alla corrosione atmosferica di questa lega.
Questa ampia versatilità fa sì che il rame di recupero, cioè quello proveniente dallo smantellamento di impianti elettrici, tubature, avvolgimenti di motori elettrici, rubinetti, ecc., è soprattutto quello rubato, sia molto richiesto per i bassi costi che richiede il suo riciclo perché, non dovendo essere raffinato, passa direttamente in fonderia. È presto detto che per evitare i furti di rame ci vorrebbe da parte dello Stato nazionale o da parte dei vari paesi UE un controllo sulle Industrie che lo producono o su quelle che lo importano, istituendo una riscontro della filiera così come avviene per gli alimenti.
Francesco Giuliano