Dal film “Nella casa”, il regista Ozon fa emergere come la scuola possa essere un mezzo per manipolare gli individui

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: nella casa
Titolo originale: Dans la maison
Regia: François Ozon
Sceneggiatura: François Ozon
Produzione: Francia 2012
Cast: Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Bastien Ughetto, Denis Menochet,  Jean-Francois Balmer, Yolande Moreau, Catherine Davenier, […]
 
 “Nella casa” di François Ozon è un film straordinario, sorprendente per il tema affrontato, ricco di significati profondi e umanamente considerevoli che, da una lettura esaminata a fondo, dà spazio a molteplici interpretazioni  suggestive e stimolanti. Un film che riesce a sorprendere lo spettatore e a lasciarlo meravigliato per l’originale storia dai contenuti culturalmente elevati, i quali riguardano particolarmente  la pittura e la letteratura. Aspetti culturali questi, che rispetto al recente passato, d’altra parte sembrano non più poter condizionare o non incidere sui comportamenti individuali delle persone per modificarli positivamente, e appaiono staccati da una realtà in continua trasformazione e fluida. E, al contrario, se utilizzati in maniera distorta e finalizzata al raggiungimento di uno scopo egoistico e pettegolo, essi stessi o meglio i protagonisti che gestiscono tali aspetti culturali vengono sopraffatti, tant’è che la raffinata Jeanne (Kristin Scott Thomas), come gallerista sarà costretta a chiudere la galleria d’arte e Germain (Fabrice Luchini), professore, verrà  licenziato dalla scuola dove insegna letteratura. Una visione pessimistica anche se rigorosa dunque della realtà presente.  
Il film è tratto dal dramma teatrale “El chico de la última fila” del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, il cui titolo volutamente “assegna” il posto all’ultimo banco in classe a Claude che, come il “capitano Gerd Wiesler” (Ulrich Mühe) nel film “Nelle vite degli altri” (2006) di Florian Henckel, cerca di indagare sull’intimità di una famiglia anche se per un fine molto ben diverso senza che lui, per la posizione che occupa (ultimo posto), possa essere controllato. Ma questo vale fino ad un certo punto, finché non ne viene travolto e sconvolto. Un obiettivo questo che è non è quello di controllare, per sopprimerla, l’ideologia delle persone contraria al regime come avviene nel già citato “Le vite degli altri” ma, all’opposto, è quello di colmare il vuoto affettivo che è stato generato in Claude dalla mancanza della madre che lo ha abbandonato in seguito all’invalidità del padre rimasto disoccupato che, per forza di cose, ha bisogno delle sue cure anche se ancora infante.
Lo stesso titolo “Nella casa” in termini psicologici sembra voler invitare lo spettatore, cioè il fruitore del messaggio che il regista Ozon con questo film vuole dargli e gli dà con efficacia, ad indagare sull’intimità nel luogo dove le persone si sentono al sicuro, cioè nella loro privatezza, per valutare la loro personalità, per immergersi  nella loro segretezza e condividerne l’essenza genuina, e per colmare quell’assenza di sentimenti che condiziona il comportamento personale. Il regista, per raggiungere questo scopo, utilizza Germain (Fabrice Luchini), professore di letteratura di un liceo, il quale sfruttando, le doti eccezionali nella scrittura di un suo studente brillante Claude (Ernst Umhauer) ne stimola l’immaginazione favorita dalla palese richiesta, non dichiarata e inconsapevole, di questi di colmare il vuoto affettivo che è in lui.  Germain, alter ego del regista, in definitiva cerca di entrare assieme a Claude, manipolando questi attraverso il suo saper scrivere,  “Nella casa”, l’ intrusione del quale rompe gli equilibri che caratterizzavano le relazioni dei suoi componenti. E, Claude per far questo, sfrutta le carenze che il suo compagno di classe Rapha (Bastien Ughetto) manifesta soprattutto in matematica. In altre parole, Germain diventa carnefice e Claude sua vittima, che a sua volta, per transitività,  diventa carnefice sul suo compagno-amico. Successivamente la dinamica degli eventi, delle relazioni affettive instauratesi e dei comportamenti individuali assunti conseguenzialmente, tuttavia, porta violentemente ad un’inversione biunivoca dei precedenti ruoli. Per la proprietà transitiva, infatti, Rapha diventa carnefice del suo professore Germain per vendetta su Claude avendo compreso che questi, essendo attratto morbosamente da sua madre Esther (Emmanuelle Seigner), ne era diventato il mezzo manipolato per indagare sulla propria famiglia. Un’ulteriore lettura del messaggio che il regista vuole trasmettere è quella che corrisponde al fatto che le azioni degli uomini sono guidate soprattutto dalla curiosità e da quelle carenze affettive e intime che si accumulano in ogni individuo sin dall’infanzia e ne condizionano il percorso vitale.
Il regista è stato molto bravo non solo nella sceneggiatura ma anche nella scelta degli attori tenendo conto dell’esperienza lavorativa di questi e dei ruoli che hanno coperto nei loro film. Infatti, contrappone l’eleganza e la raffinatezza culturale di Kritin Scott Thomas,  manifestate in tutti i suoi film, allo squallore culturale e alla sensualità prorompente espressi da Emmanuelle Seigner, come in “Luna di fiele” (1992) di Roman Polanski, o anche l’ordinaria naturalezza straordinaria di Fabrice Luchini, come in “Parigi” (2008) di Cedric Klapisch, alla goffaggine di Yolande Moreau (che ricopre il ruolo delle gemelle), come in “Séraphine” (2008) di Martin Provost.
Il film ha avuto sei nomination al Premio Cesar 2013 per il “Miglior film francese”, per la “Migliore regia” a François Ozon, per “il migliore attore” a Fabrice Luchini, per “il migliore attore esordiente” Ernst Umhauer, per “la migliore sceneggiatura non originale” e per “la migliore colonna sonora”.
Francesco Giuliano