Dal “Dialogo tra credenti e non credenti” alla ricerca del bene comune e della verità

Ritratto di Giuliano Francesco
Avendo letto, in questi giorni, “Dialogo tra credenti e non credenti” di Papa Francesco e di Eugenio Scalfari edito da “la Repubblica- Einaudi”, devo confessare che, scorrendo riga dopo riga le pagine di questo libro, l’entusiasmo, che cresceva sempre di più, e la personale sintonia con le idee di protagonisti di livello culturale indiscusso del nostro tempo (Mancuso, Nvarro Vals, Veronesi, Prosperi, Bianchi, Veladiano, Julián Carrón, Ceronetti, Kung, Cacciari, Zagrebelsky, Boff e Fox), davano conforto e sostegno al mio modo di essere e al mio modo di essre e a quello di interpretare la realtà.
Ho scoperto, da questa appassionante lettura, che Papa Francesco è un Papa “laico”, o meglio che il suo pensiero è pari a quello di un “laico”, forse il primo nella storia della Chiesa, e questa  “laicità” è dimostrata da suo modo di pensare, libero,avulso dal dogmatismo, tale da sostenere che la verità non è mai assoluta. Mentre leggevo, ho ripensato al pensiero relativistico del sofista Protagora, pensiero basato sull’asserzione riportata da Platone nel Teeteto “L'uomo è la misura di tutte le cose di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.  Secondo questa convinzione, la realtà viene interpretata in modo differente da ogni individuo, così come risulta dalla seguente asserzione protagorea “quali le singole cose appaiono a me, tali sono per me e quali appaiono a te, tali sono per te: giacché uomo sei tu e uomo sono io”, cioè che esiste  è una serie di verità relative e soggettive  per ogni individuo. Questo è un tema universale che si coglie  soprattutto nelle opere di Pirandello, ovvero, secondo la convinzione moderna, è determinato dalla mentalità della comunità a cui appartiene l’individuo. Su questo tema Papa Francesco sostiene che “… io non parlerei , nemmeno per chi crede, di verità ‘assoluta’, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione … la verità è una relazione. Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé … in altri termini, la verità essendo in definitiva un tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta, espressa …”.
Ciò che mi ha colpito dal “dialogo”, dunque, sono le risposte franche, genuine e schiette che ha dato alle domande di Eugenio Scalfari.
Alla domanda di Scalfari “Il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede?”
Papa Francesco risponde “… la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Ascoltare e obbedire a essa, significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire …”.
Su cosa pensa dell’essenza del mondo, anzi dell’universo, papa Francesco risponde “… io credo in Dio. Non in Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio. …” avvicinandosi così al pensiero del laico Scalfari che sostiene “… io credo nell’Essere, cioè nel tessuto dal quale sorgono le forme, gli Enti.”
Dove sta la differenza di questi due modi di interpretare la realtà, mi sono chiesto?
Ma Dio e Essere non potrebbero essere la stessa Entità!
Non ha ragione, forse, il filosofo Norberto Bobbio quando afferma che “la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”, la differenza, cioè, tra il pensiero dogmatico, o non-pensiero, e il pensiero relativistico che si pone in modo dialettico verso la realtà.
Il teologo Vito Mancuso, a riguardo, sostiene che gli scambi di idee tra Scalfari e il Papa Francesco “sono stati una lezione di laicità, una specie di ‘discordo sul metodo’  su come incamminarsi veramente senza riserve mentali lungo i sentieri del dialogo alla ricerca del bene comune e della verità sempre più grande …”, anche se la distinzione tra credenti e non credenti c’è e rimane indelebile.
Anche Umberto Veronesi dà la sua interpretazione, da dotto scienziato qual è, al dialogo tra un credente e un non credente, cioè tra chi “crede in Dio e nell’uomo” e chi “ crede non in Dio, ma nell’uomo”, da cui emerge che l’intersezione, cioè il punto di incontro tra le tue posizioni, è l’uomo. “È quindi l’amore per l’uomo il punto di incontro tra Chiesa e laicità, ed è accanto all’uomo quel <<tratto di strada insieme>> che il Papa invita i laici a fare. Sono quindi i diritti umani il terreno su cui si fonda la possibile intesa. …”. Una ricerca partecipata, dunque, di chi crede e di chi non crede, della verità.
Da tutti i contributi più o meno colgo anche una critica alla mancanza di dialogo che c’è oggi tra i politici che gridano, urlano, non si ascoltano, sovrappongono il proprio parlare a quello dell’avversario senza che nessuno dei due abbia la possibilità di esprimere il proprio pensiero. Un discorso tra sordi. Indirettamente si coglie, dunque, un rimprovero a questa politica “urlata”, “opportunista”, “populista” per intenderci, che vuole trasportare la gente e quindi l’uomo inteso come umanità, colpendolo nella sua sfera emozionale, una politica che tende cioè a usare l’uomo come fosse un burattino. La mancanza di dialettica deriva dal non-pensiero, cioè dal dogmatismo ottuso da cui deriva l’ignoranza  che sfocia nell’arroganza e nella sopraffazione dell’uno sull’altro.
Si coglie anche un grido di dolore per questo potentato economico e finanziario che come un  despota non pensa di salvaguardare l’uomo, cittadino del mondo, entità sacra, nella sua sfera sentimentale, morale  ed esistenziale, ma tende a togliere all’uomo povero di mezzi dando ai ricchi ciò di cui i ricchi non hanno bisogno.  Questo induce l’uomo ad avere bisogno e senza libertà dal bisogno non può esserci nessun’altra libertà!
 
Francesco Giuliano