Dai legami chimici abbiamo molto da imparare in tema di relazioni socio-affettive

Ritratto di Giuliano Francesco
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31/12/2016
Nell’antica Grecia si faceva una grande differenza in tema di amore. Si riteneva, infatti, che l’Eros fosse l’amore ricambiato, cioè basato sul “do ut des”, l’amore reciproco che lega due persone, un uomo e una donna o due uomini o due donne, affettivamente, in cui c’è condivisione di sentimenti, di emozioni e di affetto. Mentre si dava all’Agape il significato dell’amore materno, cioè di quell’amore che viene dato senza avere nulla in cambio. Questo tipo di amore viene  manifestato oltre che dai genitori anche dai missionari, cioè da tutti quelli che operano per il bene degli altri senza pretendere niente in cambio. In tutti questi tipi di amore (amore etimologicamente proviene dal latino amor-em con cui si intende un trasporto quasi involontario, una impetuosità e un ardimento di passione quasi irrazionale) si instaurano dei legami affettivi di varia natura a cui corrisponde una determinata forza più o meno elevata.
Ebbene, queste diverse relazioni “amorose” si trovano anche negli atomi quando questi si legano tra di essi per formare le molecole. La differenza sostanziale sta nel fatto che ciò che chiamiamo amore tra gli umani, tra gli atomi lo possiamo chiamare elettrone.
Nel legame ionico, due atomi o gruppi di atomi con carica elettrica, singola o plurima, di segno opposto (catione se la carica è positiva perché ha ceduto elettroni, anione se è negativa perché ha acquistato elettroni) si attraggono, neutralizzandosi a vicenda, dando origine ad un legame che li tiene uniti con una grande forza che determina una grande stabilità. In definitiva, il catione va alla ricerca forsennata di elettroni che gli vengono dati dall’anione che ne ha a sufficienza. Questo tipo di legame, in termini socio-economici, si potrebbe descrivere con “la legge della domanda e dell’offerta”: il catione domanda elettroni e l’anione glieli offre. L’uno necessita dell’altro. Non può esistere l’uno senza l’esistenza dell’altro. Diciamo, in sostanza, che c’è un legame di interesse.
Nel legame covalente, invece c’è Eros, perché in esso si manifesta il “do ut des” con la condivisione di elettroni dei due atomi che si uniscono raggiungendo una grande stabilità che corrisponde alla serenità che si ha quando due umani che si amano, si sposano.
Infine, c’è il legame dativo che si ottiene quando un atomo singolo neutro, cioè senza carica elettrica o un atomo neutro in un gruppo di atomi ha una o più di una coppia di elettroni  “liberi” che può donare ad un atomo o ad un atomo in un gruppo di atomi desiderosi di elettroni, costituendo così un legame. Si ottiene in tal modo un aggregato molecolare con una stabilità maggiore degli aggregati singoli di partenza. Questo tipo di legame, in effetti, si ottiene per altruismo di un atomo nei confronti di un altro e, quindi, è paragonabile all’Agape, cioè all’atto del donare senza ricevere niente in cambio se non la stabilità.
Infine, c’è un ulteriore tipo di legame, non rientrante nei casi precedenti, che si ottiene in seguito alla messa in comune degli elettroni, che sono tantissimi, provenienti da un certo numero di atomi uguali o diversi tra di loro. Questi elettroni diventano disponibili per ogni atomo anche se quell’atomo non li può possedere. In effetti, questo corrisponderebbe tra gli umani ad un amore cooperativo, che è quell’amore che dovrebbero manifestare i politici che governano un paese con la formulazioni di leggi atte a costruire una società felice, cioè una società basata sull’amore.
Francesco Giuliano