ADHD – Rush Hour, un film documentario su un tema scottante

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: ADHD – Rush Hour
Regia e sceneggiatura: Stella Savino
Prodotto da: Andrea Stucovitz
Musiche: Walter Fasano
Consulente scientifico: Stefano Canali
Co-produzione: Italia, Germania, 2012
Distributore: Micromega
Patrocinio: Regione Puglia – Giù le mani dai bambini
 
Di Francesco Giuliano
 
Questo documentario ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, cioè Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività,) trae il titolo da un’anormalità neuro-chimica, un disturbo evolutivo dell’autocontrollo, secondo cui milioni di bambini al mondo sono considerati malati. La sinossi del film recita - La comunità scientifica dibatte e si divide da più di 50 anni su cosa sia l’ADHD veramente. La vostra diagnosi dipenderà esclusivamente dal medico che incontrerete sulla vostra strada. Di certo c’è che i test di laboratorio e i criteri utilizzati per la diagnosi sono limitati e la cura farmacologica non è senza conseguenze: l’atomexina produce allucinazioni, gravi danni epatici e tendenze suicide, e il metilfenidato è un’anfetamina, classificata dalla DEA (Drug Enforcement Administration) nello stesso gruppo dei narcotici, insieme con l’eroina, la morfina e la cocaina. L’ONU parla di emergenza sanitaria, denuncia e lancia l’allarme ADHD “il Consiglio invita le nazioni a valutare la possibile sovrastima dell’ADHD e frenino l’uso eccessivo del metilfenidato (Ritalin). Negli Stati Uniti è stata diagnosticata l’ADHD nei bambini di appena un anno”.-
 
Il film si svolge in un viaggio tra Europa e USA, tra laboratori di genetica e Brain Imaging, tra aule universitarie e scuole elementari, dove il dibattito scientifico si realizza ascoltando la voce dei protagonisti. Tra questi troviamo il dottor Leif Elinder, pediatra svedese che dubita, in seguito agli effetti collaterali del Ritalin, dell’efficacia di quel tipo di trattamento, o il prof. Stefano Canali, docente universitario di Storia della Medicina e Bioetica, il quale, citando, in una sua lezione all’interno di un’aula universitaria romana, Franz Joseph Gall (1796),  Alexander Crichton (1798) e George Frederick Still (1902), sottolinea il fatto che nel corso della storia molte malattie neurologiche sono comparse e scomparse con la medesima velocità, come ad esempio l’omosessualità, che era considerata una malattia. A loro si alternano le storie di bambini come Zache, dieci anni, di Miami, che ha ricevuto la diagnosi  di ADHD al primo anno di asilo, oppure di adolescenti, come Armando, diciannove anni, studente romano del terzo anno delle scuole superiori, che - essendogli stato diagnosticato l’ADHD all’età di dieci anni -, è sottoposto da ben nove anni a cura farmacologica, la quale gli produce, tra gli effetti collaterali, lo sdoppiamento della personalità. Storie che si intercalano con i travagli interiori, le angosce e i patimenti raccontati dalle rispettive madri.
A tutte queste voci si unisce anche quella di Lindsay, venticinque anni, che vive a New York, laureata, che ricevette la prima diagnosi di ADD (Attention Deficit Disorder) a ventuno anni (la diagnosi dell’ADHD o ADD, da sempre definita nel DSM o Manuale Diagnostico Disordini Psichiatrici, come disturbo dell’età evolutiva, colpisce oggi anche gli adulti).
 
La regista Stella Savino, napoletana, laureata in Letteratura Francese,  racconta che nel 2008, leggendo “Il Corriere del Mezzogiorno”, le capitò un articolo in cui si parlava del farmaco Ritalin come cura dell’ADHD. Volle approfondire l’argomento su Internet, dove scoprì che questa malattia negli USA aveva un’incidenza dell’11 % mentre in Italia soltanto dell’1 %, e che la relativa diagnosi non richiede analisi cliniche ma si basa soltanto sulla valutazione non metodologicamente scientifica di un ipotetico deficit di attenzione o di iperattività.  Il divario molto ampio tra quei valori percentuali e l’assenza di dati analitici oggettivi la spinse ad indagare sull’argomento pensando di sollevare delle questioni in merito. Rivolgendosi a consulenti, come il citato prof. Stefano Canali, venne a conoscenza che personaggi come Picasso, Roosevelt, Einstein e altri, nella loro infanzia avevano mostrato deficit di tal natura che, però, non gli aveva impedito di diventare uomini straordinari e famosi.
Per questo Stella Savino, con  un’esperienza professionale maturata, sin dal 2003, nel mondo del documentario come assistente alla regia e montatrice, ha scritto e dedicato questo film “alle nostre madri”. Un film che risulta coraggioso per il tema affrontato e che ritiene necessario per la collettività. Un film dall’alto valore pedagogico che contiene alcune indicazioni implicite, e cioè quella di non lasciarsi trasportare acriticamente ed emotivamente da diagnosi che potrebbero risultare non essenziali per i figli, e quella di valutare attentamente gli effetti collaterali che l’assunzione di taluni farmaci potrebbe produrre sull’organismo.
It will come rush hour?
A tal proposito, ritornano utili e significative le seguenti citazioni estratte dal romanzo “L’intrepido alchimista”, (Senso Inverso edizioni,2014): “Bisogna rifuggire dalla magia e dall’ignoranza, che ci tengono prigionieri del presente, che per loro mezzo rimane statico, immobile e rende l’uomo perennemente schiavo” … “Siamo noi che costruiamo la realtà. Se nell’uomo regna la stupidità e l’ignoranza, è evidente che la realtà non potrà essere migliore, è una conseguenza inevitabile”.
Il film sarà nelle sale a partire da giovedì 26 giugno.
Francesco Giuliano