“La mafia uccide solo d’estate” di Pif è la migliore commedia tragicomica sulla mafia

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: La mafia uccide solo d’estate
Regia: Pif, alias Pierfrancesco Diliberto,
Sceneggiatura: Marco Martani
Produzione: Italia, 2013
Cast: Cristiana Capotondi, Pif (alias Pierfrancesco Diliberto), Alex Bisconti, Ginevra Antona, Claudio Gioé, Ninni Bruschetta, Barbara Tabita, Rosario Lisma, […]
 
Semplice e profondo, onesto e accattivante, comico e tragico, simpatico e piacevole, sono questi gli attributi del film del regista esordiente Pif, “La mafia uccide solo d’estate” che, se non il migliore, è uno dei migliori film italiani che, con originalità speciale, stile esclusivo e sceneggiatura coinvolgente, tratta con coraggio e sottile ironia il tema della mafia in Sicilia e dei corrispondenti e crudeli eccidi perpetrati già da tanto tempo. A partire dall’uccisione di Mario Francese, giornalista de “Il Giornale di Sicilia”, il 26 gennaio 1979, fino ad arrivare nel maggio - luglio 1992, periodo in cui vennero uccisi il giudice Falcone e il giudice Borsellino, passando per quelle del generale Dalla Chiesa, del capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano, e del giudice Rocco Chinnici. Morti da “eroi” perché tutti, ognuno nell’ambito della propria funzione, hanno cercato di combattere questo fenomeno asociale, subdolo e violento, ad armi impari e a viso scoperto, usando solo la forza della legge. L’attuale presidente del Senato, Pietro Grasso ha definito questo film “… la miglior opera cinematografica sul tema mafia che abbia mai visto”.
L’immobilismo, il dire e il non dire, il vestito di rabbia di cui non si ha il coraggio di togliere, l’incapacità di resistere ad un mostro invisibile, il parlare con sguardi colmi di cinismo, le metafore feroci e ricche di significato aggressivo, “le stranezze malavitose”, l’annientamento della personalità, la sfiducia insita nei comportamenti (… il sud è niente e niente succede … non siamo niente … così recita il regista Fabio Mollo nel suo film d’esordio “Il sud è niente”(2013)), la voce del silenzio che si fa violenza, la violenza che veste ogni cosa e che si coglie nel saluto e nei gesti, nei regali, nei convenevoli, nelle azioni “amichevoli”, il rapporto ambiguo tra mafia e Stato colto sottilmente nella frase di Salvo Lima “La Sicilia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno della Sicilia”, l’assenza di ribellione ai violenti, la speranza di un riscatto che non verrà mai, la voglia di lasciare tutto, la rinuncia dei vecchi di riscattarsi assieme alla voglia di rimanere dei giovani che vogliono lottare, ribellarsi, per una società migliore senza nascondersi, a viso scoperto, e che sono stati molto spesso vittime. Ribellione evinta anche ne “I cento passi” (2000), di Marco Tullio Giordana, dalla frase passionalmente pronunciata da Peppino Impastato (Luigi Lo Cascio), vittima della mafia, che introduce chiaramente l’ambiente familiare e ambientale in cui nascono e vivono i giovani del Sud “Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! …  Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”
Il film si presta bene anche ad essere strumento didattico eccezionale e penetrante di divulgazione e di comprensione del fenomeno mafioso per gli studenti di tutte le età. Fa capire, infatti, in modo estemporaneo e graduale, che per combattere la mafia è necessario aprire la mente alle future generazioni perché queste comprendano che la malvagità è subdola ed è difficile saperla distinguere. Tant’è che Arturo da grande (Pif) recita “quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo, e la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla”.
“La mafia a Palermo non esiste” così viene ribadito all’inizio del film:  un’espressione con la quale il regista, che cita anche l’allora Presidente del Consiglio secondo cui la mafia esisteva solo in Campania e Calabria, ha voluto evidenziare la superficialità, la disattenzione e la convivenza- collusione, a volte inconsapevole così come avviene per Flora che da grande (Cristiana Capotondi) diventa segretaria del deputato Salvo Lima. In questo contesto, si svolge sin dalla nascita la vita di Arturo che da bambino (Alex Bisconti), alla scuola elementare, si innamora perdutamente di una sua compagna di classe, Flora (Ginevra Antona), e vuole imitare a tutti i costi Giulio Andreotti, presidente del Consiglio. Cambierà idea quando diventerà più grande?
Un plauso meritato al regista esordiente Pif che ci ha regalato un’opera che viene la voglia di vedere più volte per cogliere quelle sottili sfumature molto significative che costellano il film, così come le stelle il firmamento. Al Festival  del Cinema di Torino 2013 “La mafia uccide solo d’estate” ha ottenuto il premio come Miglior film votato dal pubblico. Ottima la prestazione di Cristiana Capotondi che con la sua semplice bellezza e la sua bravura ha bucato lo schermo.
Francesco Giuliano