“Chi è certo delle proprie idee, vince sempre!” - Lo dimostra l’esperienza del chimico Arrhenius

Ritratto di Giuliano Francesco
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31/12/2016
Svante August Arrhenius (1859 -1927) è stato un chimico svedese che, all’età di venticinque anni, elaborò la sua tesi rivoluzionaria di dottorato – era il 1884 -, scritta in francese,  sul passaggio di elettricità attraverso le soluzioni, Recherches sur la conductibilité galvanique des electrolites, basandola sui seguenti punti:
a) Gli acidi, le basi e i sali (detti elettroliti), sciogliendosi in acqua si dissociano nei loro ioni (tale fenomeno è noto come dissociazione elettrolitica), come, ad esempio, il cloruro di sodio NaCl, meglio conosciuto come sale da cucina, si dissocia negli ioni Na+ (catione) e Cl- (anione).
b) Le proprietà delle soluzioni diluite sono per la maggior parte proprietà additive:“Se un sale in soluzione acquosa è interamente dissociato nei suoi ioni, è naturalmente possibile esprimere la maggior parte delle proprietà di questo sale come somma delle proprietà dei corrispondenti ioni. In tal modo, nella maggior parte dei casi, gli ioni sono indipendenti l’uno dall’altro e ogni ione possiede caratteristiche proprie”. c) La dissociazione può essere totale (in tal caso gli elettroliti sono forti) o parziale (in tal caso gli elettroliti sono deboli); nel primo caso in soluzione esistono solo ioni, nel secondo caso coesistono molecole indissociate e loro ioni.
Grazie a questi ioni la soluzione diventa  un conduttore di corrente elettrica.
Qualche anno dopo, nel 1887, Arrhenius aveva completato l’elaborazione del suo modello dichiarando che “Probabilmente, tutti gli elettroliti sono completamente dissociati a diluizioni notevolissime”.
Questa teoria, in occasione della dissertazione di Arrhenius alla facoltà di Uppsala, non convinse subito, come avviene spesso (!), la comunità scientifica, che gli mosse la seguente critica, sarcasticamente:
“Il metallo sodio, al solo contatto con l’acqua, genera un’esplosione con produzione di gas idrogeno (H2) che si infiamma. Il cloro (Cl2) è un gas di colore verde e dall’odore acre e soffocante. Se fosse vero che il cloruro di sodio, per il solo fatto che viene sciolto in acqua, si scinde nei suoi costituenti, ogni volta che una cuoca butta il sale nel brodo per cuocere la minestra, la cucina dovrebbe saltare per aria!”
La risposta di Svante Arrhenius, per niente intimidito, fu la seguente: “Altra cosa è scindere il cloruro di sodio NaCl in atomi Na e Cl, altra cosa è che esso si scinda in ioni Na+ e Cl-  .”
 
Nel 1903, Svante Arrhenius, per questa sua teoria, fu insignito del premio Nobel con la seguente motivazione: “In riconoscimento dei servizi straordinari che ha reso al progresso della chimica dalla sua teoria della dissociazione elettrolitica".
 
Gli interessi di Arrhenius, tuttavia, non si limitarono alla chimica ma spaziarono nel campo della Chimica dell'atmosfera, dove studiò l'incidenza dell’anidride carbonica o biossido di carbonio CO2 sul clima, in quello della Fisica cosmica e dell'Astrochimica, ipotizzando che fosse la pressione di radiazione stellare a diffondere nell'Universo il fenomeno ‘vita’ sotto forma di spore, una teoria nota oggi con il nome di "panspermia". Egli credeva, infatti, che la vita fosse un fenomeno universale e non limitato soltanto alla Terra (!). Con questa visione del mondo ha anticipato i tempi!
Francesco Giuliano