“American sniper” racconta l’idiozia umana a quale livello può arrivare

Ritratto di Giuliano Francesco
Titolo: American sniper
Regia:Clint Eastwood
Sceneggiatura: Jason Deal Hall, Chris Kyle, Jason Hall, Scott McEwen, James Defelice
Produzione: USA 2015
Cast: Bradley Cooper, Sienna Miler, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban, Keir O’Donnel, Kyle Gallner, Sam Jaeger, Brando Eaton, Brian hallisay, Eric Close, Owain Yeoman, Manette Patterson, Chance Kelly, […]
 
Clint Eastwood “non sbaglia un colpo”, come si dice per un individuo bravo nella propria professione, tant’è che dirige questo bellissimo e sconvolgente film “American sniper” (Cecchino americano), che nasce da una rielaborazione del libro autobiografico “American sniper: The Autobiography of the Most Lethal  Sniper in U.S. Military History” (Cecchino americano: L’autobiografia del più letale cecchino in US storia militare deli Stati Uniti), con cui ancora una volta fa centro.
Questo film dovrebbe essere visto, in primis, senza distinzione di nazionalità, da tutti i guerrafondai che hanno ancora un briciolo di coscienza umana, da tutti coloro che dicono che le guerre in questo mondo sono inevitabili, dai produttori e dai commercianti di armi. Ma dovrebbe essere visto anche da tutti quegli altri che ritengono la giustezza del loro credere nella pace, perché è un film che racconta con estrema durezza e con giusto realismo quanto l’uomo sia crudele, stolto e insano e quanto il suo delirio di onnipotenza sia una cosa, invece, miserabile, stupida e disumana che coinvolge tutti, sia i vinti che i vincitori perché la morte, alla fine, parifica tutto e tutti. Se si riuscisse a far comprendere in coscienza a tutti gli esseri umani che la vita, ma soprattutto quella umana, è un miracolo della natura e che per questo dovrebbe essere considerata sacra e inviolabile, le guerre non dovrebbero esistere neppure nel vocabolario di ogni lingua parlata sulla terra. La vita di ogni individuo, invece, è ridotta a finzioni e ipocrisie e all’afflizione di essere “con sé stessi e contro se stessi”, per dirla con Pasolini.
Purtroppo, l’ipocrisia, le contraddizioni e il cinismo sono insiti nell’animo umano di molti guerrafondai, e anche di chi crede che, sentendosi colpito dalle frequenti notizie degli attentati mortali che coinvolgono persone innocenti, con la guerra possa eliminare lo stato di pericolo in cui si trova, e, ancora, di diversi moralisti che oltretutto si schierano, ipocritamente contraddicendosi, contro l’eutanasia perché ritengono che la vita sia intoccabile! La contraddizione  drammatica è che questa contraddizione, avulsa da una sana dialettica, è statica ed insolubile coesistenza di incrostate concezioni antitetiche derivante dalla convinzione umana diffusa che senza conflitto e senza morti non possa essere garantita l’esistenza. Ma questo uccidere per vivere non è un paradosso?
Purtroppo, il modello di educazione sia laico che religioso, che viene utilizzato nel campo della formazione sia scolastica che familiare in tutti i paesi del mondo, essendo asservito al potere, porta l’individuo al suo abbrutimento, ad una condizione di passivazione critica, all’omologazione del suo pensiero e al culto della violenza esplicitata senza distinzione di sesso o di età. Ci si chiede, allora: Dove sta la morale tanto propagandata? Dove sta la concretizzazione dell’imperativo categorico kantiano “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nelo stesso tempo come principio di legislazione universale”?
Tutto questo viene messo in luce, in modo pragmatico ed in modo duro e crudo finanche molto cruento così come è nello stile registico di Eastwood, in questo film attraverso la storia autobiografica di Chris Kyle (Bradley Cooper). Questi è un cow boy che, vedendo in televisione gli attentati alle sedi americane all’estero (Kenia e Tanzania), ma soprattutto il crollo delle Torri gemelle, le Twin Towers,  avvenuto il 10 settembre 2001, e rimasto inorridito da tale immane tragedia, decide di arruolarsi nel corpo speciale dei Navy Seal e partecipare come cecchino alla guerra in Iraq. Lo fa con grande convinzione perché il suo dogma fondamentale, che gli aveva trasmesso il padre sin dalla tenera età, è che l’umanità sia divisa in tre categorie, “le pecore, i lupi e i guardiani delle pecore, e che per salvaguardare le pecore dai famelici e aggressivi lupi siano necessari i guardiani”. Chris Kyle sente di essere per questo, come gli aveva inculcato il padre, un guardiano. Viene coinvolto emotivamente, quindi, nella guerra che lo sconvolge per i problemi vitali, assurdi e disumani che deve affrontare e risolvere quotidianamente, a volte senza perdere tempo, come quello di dover uccidere bambini, essendo lui padre di bambini, o mogli, essendo lui sposato. Ma viene coinvolto emotivamente anche per tutti i suoi amici commilitoni morti o rimasti invalidi in guerra, e pure per sua moglie Taya Renae Kyle (Sienna Miler), che rimane sempre in ansia per il marito.
Chris Kyle è molto bravo nel tiro al bersaglio e diventa una “leggenda” tra i suoi commilitoni come tiratore scelto per tutti i nemici che è riuscito ad uccidere con il suo fucile fino ad una distanza di 1900 metri e per tutti i soldati che in questo modo è riuscito a salvare. In tutto il periodo della guerra irachena, i suoi superiori  ne certificano addirittura fino a 160. E la cosa non lo sconvolge più di tanto perché egli pensa di essere nel giusto, pur avendo ucciso anche donne e bambini, tant’è che è singolare e molto significativa la frase che esprime la sua ferrea convinzione  di essere “guardiano delle pecore”: “Sono pronto ad incontrare Dio. E a rispondere di ogni singolo sparo!”
 
Francesco Giuliano